Progetto Mamma Accogliente

Descrizione del Progetto La creazione della rete di “SIAMO TUTTI IN… FAMIGLIA” vuole essere un modello sperimentale ed innovativo volto ad offrire un servizio educativo e formativo nuovo che si avvale delle capacità/disponibilità esistenti sul territorio, e la costruzione di una rete di mutuo aiuto alla genitorialità per nuclei con bambini piccoli e con particolari esigenze lavorative, mediata da un rapporto di reciproco sostegno tra mamme. “SIAMO TUTTI IN… FAMIGLIA” è pensato per accogliere al massimo 5 bambini (3 – 36 mesi) e tecnicamente ognuno di questi nuclei potrà funzionare in completa autonomia, supervisionati e educativamente monitorati, dai tutor ingaggiati per l’intero progetto. L’inserimento del bambino al nido è un momento molto delicato poiché comporta un’esperienza di separazione tra bambino e genitori, oltre all’ingresso in un ambiente con nuovi spazi, oggetti, materiali, adulti per lui inusuali. L’obiettivo che accomuna tale servizio e la famiglia è che questo momento sia il più sereno possibile e consenta al bambino di sviluppare curiosità e fiducia verso il nuovo ambiente. E’ un processo quindi finalizzato ad un positivo equilibrio interiore del bambino ed al tempo stesso di socializzazione più allargata. I vantaggi di avere un servizio simile presentano una duplice finalità, sia per i bambini che per i genitori. Per quanto riguarda i bambini, i vantaggi sono i seguenti: 1. I bambini crescono in ambienti protetti, si conoscono bene e passano molto tempo a stretto contatto, diventando grandi amici. 2. Riescono a partecipare alle attività e alla vita quotidiana dell’asilo in modo più attivo e controllato. 3. Al loro fianco hanno una mamma più accogliente e disposta all’ascolto rispetto all’educatrice dell’asilo, che accudisce tanti bambini tutti insieme. 4. Le “mamme-educatrici” gestiscono un numero inferiore di bimbi rispetto agli asili tradizionali ed essendo tra le mura di ambienti familiari, riescono a prestare maggiore attenzione a ciascuno, soddisfacendo le esigenze di ogni genitore e bambino. 5. Il nido in famiglia è svolto in maniera totalmente gratuita e in orari extra rispetto all’asilo tradizionale e offre un servizio altrettanto qualificato e costantemente monitorato. 6. La presenza di pochi bambini assicura una bassa diffusione e un minor contagio delle malattie infettive dei bambini. 7. Il bambino è un essere unico ed originale. Egli deve poter essere rispettato nella sua specificità e nei suoi bisogni individuali partecipando attivamente al processo della sua crescita ed educazione. 8. L’educazione è un fatto globale. Le attività e la vita quotidiana sono momenti di crescita equivalenti nei quali il bambino sperimenta le sue potenzialità, le sue acquisizioni e stabilisce rapporti con se stesso, gli altri, il mondo circostante. 9. L’ambiente gioca un ruolo capitale nella formazione del bambino: la situazione familiare, gli spazi fisici, le abitudini familiari etc non sono fatti neutri, ma rappresentano agenti attivi dei processi di trasformazione della personalità del bambini, elementi sui quali deve poter essere rinviata l’azione del soggetto. 10. L’attività e l’esperienza personale sono fattori determinanti nella strutturazione della personalità del bambino. Occorre favorire uno sviluppo globale delle sue capacità nel quadro di modalità non di consumo bensì centrate sulle motivazioni, gli interessi, i desideri di espressione dei bambini. 11. Socializzazione ed autonomia, con gli inevitabili processi di separazione/attaccamento, differenziazione/comunanza sono indispensabili per uno sviluppo equilibrato del bambino. Ogni ambiente educativo deve organizzarsi per favorire la presa di coscienza nel bambino della necessità di un rapporto sereno con gli altri e con se stesso. Per quanto riguarda le famiglie, invece i vantaggi possono essere così presentati: 1. Flessibilità di orario, grazie alla quale il genitore riesce ad organizzare in maniera più sciolta la propria giornata lavorativa ed il proprio tempo libero; 2. Supportare le famiglie che hanno difficoltà a conciliare gli impegni lavorativi con le responsabilità genitoriali. La progettazione educativa, intesa quindi come metodo di lavoro e come schema processuale, fornisce la base teorica per un “modello” di funzionamento dell’organizzazione del lavoro delle educatrici indicando “regole” qualitative connesse alle modalità d’interpretare il proprio ruolo di adulto. Il problema della regola è tuttavia sentito anche dai bambini: la questione fondamentale è che queste siano facilmente comprensibili, immediate e soprattutto pensate in funzione di una risposta adeguata ai loro bisogni e non di una organizzazione ad uso e consumo degli adulti. In questo senso si è cercato di individuare un substrato preciso che corrispondesse alle esigenze indicate. Questo si è trovato nell’obiettivo di rispettare coerentemente i ritmi di vita dei bambini. I bambini sin da piccolissimi sono sottoposti a ritmi di vita stressanti e inadeguati, fonte di aggressività, sfiducia ed in alcuni casi anche di regressi evolutivi e cognitivi. Il rispetto dei ritmi di vita pone il bambino al centro delle nostre preoccupazioni e fornisce preziose indicazioni sull’organizzazione delle “regole” e della presenza degli adulti. Si tratta di considerare il bambino, un soggetto unico e diverso dagli altri inserendolo tuttavia in una struttura determinata ed elastica al tempo stesso. I criteri fondamentali sono: rispetto dell’alternanza tra attività intense e attività calme, l’organizzazione equilibrata di momenti individuali, di piccolo gruppo, di gran gruppo, la possibilità di favorire la scelta e l’espressione di desideri specifici da parte dei bambini. In questo senso è fondamentale un’adeguata strutturazione dell’ambiente e della presenza degli adulti (sia dal punto di vista numerico che della “disposizione” nello spazio) in un’ottica di coerenza di comportamenti ed atteggiamenti. Sulla base di queste indicazioni generali si è diviso il progetto pedagogico in tre aree dominanti: 1) AUTONOMIA Esplorazione dello spazio attraverso il movimento e conoscenza dei materiali dell’ambiente. Questi devono essere di qualità, piacevoli, non stereotipati e facilmente alla portata dei bambini. L’autonomia corrisponde alla necessità della conquista della propria individualità anche in vista dell’elaborazione di adeguate strutture di comunicazione simbolica e dell’acquisizione di un senso di non dipendenza esclusiva dall’adulto. Sviluppare nel bambino queste capacità a partire anche dalla vita quotidiana, dalle attività di routine, momenti importanti di relazione privilegiata con l’adulto e con se stessi: vestirsi, mangiare, andare in bagno da soli ecc. Fondamentale il ruolo del libero gioco e del movimento autonomo. 2) COMUNICAZIONE La distinguiamo dalla socializzazione per porre l’accento sulla specificità degli aspetti cognitivi della crescita del bambino, non per isolarli scolasticamente, ma per sollecitare l’attenzione degli adulti sulla necessità di interventi più mirati e competenti. La comunicazione presenta una dimensione emotiva e simbolica. La comunicazione con se stessi: coscienza della propria identità, sentirsi causa di un’azione, acquisire fiducia nelle proprie potenzialità, gestire e controllare le proprie emozioni. La comunicazione con gli altri: sviluppo del linguaggio verbale e non verbale, strutturazione di un vocabolario più ampio variando le modalità di organizzazione dei propri messaggi, disponibilità ad accogliere la comunicazione degli altri. Valorizzare l’egocentrismo del bambino senza farlo entrare in collisione con la possibilità di un dialogo con gli altri. La comunicazione con l’adulto: centralità della motivazione, della fiducia e dell’affettività (non intesa come “bamboleggiamento”). Essere un punto di riferimento anche nel senso di creare spazi di decisione autonoma da parte del bambino nel dialogo con l’adulto (l’ascolto). 3) SOCIALIZZAZIONE Creare una situazione complessiva che permetta al bambino di essere rispettato individualmente e dall’altro lato di calarsi in una struttura di vita comunitaria. Le regole di vita collettiva, per essere comprese ed interiorizzate senza traumi dal bambino, devono poter emergere da un contesto rispettoso delle sue esigenze in modo che possano essere vissute come un fatto “naturale” e non imposto arbitrariamente dagli adulti. Senso della ritualizzazione: importante per arrivare alla socializzazione ma spezzato da momenti speciali che impediscano una cristallizzazione delle pratiche e delle regole, e che fungano da momenti di verifica delle regole stesse. I bambini sono divisi per sezioni rispettando il criterio dell’omogeneità dell’età. Ciò ha senso per vivere in un ambito di socialità adeguato alle loro specifiche capacità. Vanno comunque previsti, sulla base del corretto andamento del ritmo della giornata e degli eventuali progetti d’attività, momenti di socializzazione più allargata in cui il punto di riferimento non sia più il gruppo omogeneo e permetta così al bambino di scegliere i propri compagni, l’attività, gli adulti. Allargare la socializzazione dei bambini anche al territorio: godimento più regolare di spazi esterni, utilizzo delle risorse esistenti, contatto con l’ambiente naturale. Il nido non è un luogo chiuso, ma una base per allargare gli orizzonti d’esperienza dei bambini.

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